Scartando il pattume dei palinsesti televisivi, proviamo ad estrarre quel poco che rimane di positivo ricostruendo così, un percorso di analisi critica dello stato dell'informazione nel nostro paese con un occhio di riguardo ai poteri, spesso occulti, che quotidianamente cercano di controllarlo.

lunedì 12 luglio 2010

Energia solare del deserto per illuminare il mondo, la soluzione ai disastri ambientali

Energia verde e integrazione dei mercati elettrici col Maghreb. Per la Commissione europea è questa la strategia vincente per il futuro dei Paesi membri dell’Unione. È anche, manco a dirlo, il modo più efficace per evitare tragedie ambientali come quella che, da ormai più di due mesi, sta affliggendo il Golfo del Messico e mettendo a serio rischio la credibilità del presidente statunitenseBarack Obama.

Per il commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, la soluzione auspicabile si chiama Desertec: l’innovativa idea, tutta tedesca, che potrebbe garantire la fornitura di elettricità per i cittadini europei mediante lo sfruttamento dell’energia solare dei deserti del Nord Africa e del Medio Oriente. Qualche giorno fa il piano è stato discusso ad Algeri dallo stesso Oettinger e daYoucef Yousfi, Amina Benkhadra e Afif Chelbi, ministri responsabili dell’energia di Algeria, Marocco e Tunisia. “Sono certo – ha sostenuto al termine del vertice Oettinger – che nei prossimi cinque anni arriverà al mercato europeo la produzione elettrica dei primi impianti localizzati nell’area nord africana”. Per il commissario la strada è ancora lunga – si parla di 20-40 anni per portare a termine l’intero progetto – ma fattibile anche se serviranno ingenti capitali per poterla percorrere.

Il principio cardine di Desertec si fonda sullo sfruttamento dei raggi solari nelle zone desertiche che verranno trasformati, grazie all’uso di grandi impianti, in vapore che, a sua volta, attiverà una turbina che genererà elettricità come una comune centrale. I numeri prospettati dal consorzio Desertec, responsabile del progetto e formato da 12 aziende, sono davvero impressionanti: basterebbe coprire con campi collettori tre millesimi di area desertica, 40 milioni di km quadrati, per soddisfare la domanda energetica mondiale equivalente a 18 mila TW/h all’anno.

L’obiettivo fissato ad Algeri con un piano d’azione concreto sottoscritto dai responsabili dell’Energia è, per ora, molto meno ambizioso e punta a rifornire nei prossimi cinque anni l’area EUMENA (Europa, Medio Oriente e Nord Africa) grazie all’attivazione di un progetto pilota. La porzione elettrica destinata al fabbisogno degli abitanti del Vecchio Continente sarà, per il momento, solo del 15 percento. Ma l’impegno di Bruxelles sembra essere molto serio in virtù dell’approssimarsi della scadenza, fissata entro il 2020, dell’obbligo per l’Ue di produrre da fonti verdi il 20 percento della sua energia totale. Desertec, secondo quanto sostenuto da Oettinger, potrebbe permettere di raggiungere questo e altri risultati visto che, come sostiene Gerhard Knies, il presidente del Consiglio di vigilanza del consorzio, “In meno di sei ore i deserti ricevono più energia dal sole di quanto l’umanità ne consuma in un anno”. Per i promotori della piattaforma, fra cui l’italiana Enel Green che è entrata nel consorzio a marzo, i vantaggi sarebbero più d’uno. Con un lavoro costante volto alla costruzione della rete di collegamento sottomarina destinata al trasporto di tutte le forme di energia non inquinante, la rete Desertec potrebbe, con un’area di impianti estesa quanto la Lombardia, dare accesso sufficiente all’energia al 90 percento della popolazione mondiale. Nessun problema neanche per quanto riguarda le distanze dal momento che le linee moderne di alta tensione che si useranno manterranno il livello delle perdite di energia sotto il 3 percento per ogni 1000 km. E ancora, potranno attivarsi nuovi posti di lavoro nei paesi del Maghreb: per la costruzione di un pannello da 250 MW saranno impiegate mille unità fra operai e ingegneri per circa 2-3 anni. In più, l’enorme quantità d’energia, basterà anche per desalinizzare grosse quantità di acqua marina che sarà destinata a quei Paesi che già da ora arrancano a trovare risorse disponibili di acqua potabile. Gli studi già effettuati sostengono che con un campo di collettori da 250 MW e una turbina da 200 MW si potranno depurare 100 mila metri cubi d’acqua al giorno: più di 4 milioni di litri all’ora.

Nonostante i vantaggi sulla carta c’è già chi solleva numerose obiezioni. In primo luogo sulla voce “costi d’opera” che, secondo un primo preventivo, ammonterebbero a 450 miliardi di euro: necessari a costruire 20 linee di trasmissione da 5 GW l’una. Un’enormità che, rassicurano dal consorzio, potrebbe essere raggiunta da subito “con le misure adeguate come le tariffe fisse, già sperimentate in Spagna e Germania. La necessità di questi provvedimenti – aggiungono da Monaco – si ridurrebbe o sparirebbe se si sopprimessero le sovvenzioni statali alle energie fossili o nucleari e si fabbricassero componenti su larga scala”. Attualmente le tariffe sarebbero proibitive se si pensa che sull’elettricità generata dal sole graverebbe una spesa che oscilla fra i 125 e i 130 euro per MW/ora contro i 48 euro dell’energia prodotta da centrali a carbone. Uno sforzo economico che, tuttavia, potrebbe diminuire con la standardizzazione del prodotto che, quando definitivamente operativo, potrà garantire un perfetto equilibrio domanda/offerta e, quindi, evitare gli sprechi. Così come sarà assicurata la disponibilità di elettricità anche durante la notte e i periodi di eccessiva nuvolosità visto che la super-griglia di collegamento potrà essere usata anche per il trasporto di gas e biocombustibili. Il procedimento è già operativo dal 1985 in California dove più di un’azienda vi ha fatto ricorso per uso commerciale. Il taglio economico coinvolgerebbe anche, leggi caso BP, i costi addizionali diretti o indiretti per possibili danni ambientali e per l’eliminazione di scorie nell’ambiente.

Cosa manca dunque? Dal consorzio ripetono che l’unico elemento che impedisce l’avvio del progetto è la mancanza di un quadro politico solido in alcuni stati che saranno i potenziali produttori di elettricità solare. Non sembrano bastare le previsioni degli ideatori che sostengono “In caso di una interruzione volontaria di fornitura, i Paesi produttori perderanno immediatamente le entrate provenienti dalla vendita di energia, al contrario di quanto accade per le energie sviluppate dai combustibili fossili che possono conservarsi e vendersi in un secondo momento a prezzo più alto. A questo si sommerebbe la perdita di fiducia nelle nazioni del Medio Oriente e del Nord Africa da parte dei loro clienti e dei futuri finanziatori”. Questi ultimi, sia pubblici che privati, per quanto estremamente interessati all’affaire, non metteranno un centesimo senza aver precedentemente ricevuto garanzie sulla sicurezza dei propri investimenti.

di Antonio Marafioti

martedì 22 giugno 2010

La Corte Costituzionale boccia il decreto sul ritorno al nucleare


In attesa di esaminare domani il ricorso presentato da molte Regioni, la Corte Costituzionale ha bocciato una parte sostanziale del decreto legge che sanciva il ritorno dell’Italia al nucleare.
E’ stato disintegrato nel silenzio totale dei maggiori media. La sentenza è la numero del 9 giugno 2010. Essa ha cancellato, in quanto incostituzionale, il quarto articolo della legge numero 102 del 3 agosto 2009: il ritorno al nucleare, appunto. Il nodo dell’incostituzionalità, tagliando con l’accetta: si è fatto per l’atomo un provvedimento urgente (un decreto legge, un pacchetto anti-crisi e per lo sviluppo) affidandone l’esecuzione a capitali privati, che sono per natura incerti: è una cosa inconciliabile con l’urgenza stessa. Il quarto articolo del decreto legge sul nucleare diceva in sostanza tre cose. Primo, che la costruzione delle centrali nucleari era faccenda urgente e indispensabile. Secondo, che essa sarebbe stata realizzata con capitali privati, o prevalentemente privati. Terzo, che il Governo avrebbe potuto istituire commissari straordinari con poteri esclusivi e totali a proposito dell’ubicazione delle centrali. La questione della costituzionalità di questo articolo era stata sollevata dalle Regioni Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e dalla Provincia autonoma di Trento. La suprema corte ha appunto stabilito che l’urgenza delle centrali nucleari non si concilia con il ricorso ai capitali privati per costruirle: un’azienda investe dove e quando le conviene, non al comando di un decreto legge. Dice la sentenza: “trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime”. Dunque, se lo Stato non si muove in prima persona, le centrali nucleari non sono poi così urgenti. E di conseguenza “non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”. Domani, 22 giugno, la Corte Costituzionale si pronuncerà sul ricorso più famoso contro il ritorno al nucleare: quello promosso da 11 Regioni, anche se recentemente il Piemonte di Cota ha fatto dietrofront. Questo ricorso verte sulla mancata previsione della necessità di un’intesa con le Regioni e gli enti locali a proposito dell’ubicazione delle centrali nucleari. Su Julie News la Corte Costituzionale boccia il decreto sul ritorno al nucleare La sentenza della Corte Costituzionale numero del 9 giugno 2010 che boccia il ritorno al nucleare La legge numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del decreto-legge numero 78che sancisce il ritorno al nucleare

lunedì 3 maggio 2010

IL BUSINESS DELL'INFLUENZA

La giornalista Francesca Nava della redazione di Exit cerca di svelare, attraverso il suo reportage, i retroscena di una vicenda piena di contraddizioni avvenuta l'anno scorso, quando in seguito all'allarme dell'influenza suina, decretata dell'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) l'umanità si è trovata per la prima volta ufficialmente in uno stato di pandemia. L'OMS annunciava il rischio di migliaia di morti e, in Italia e nel mondo, si è scatenata una vera psicosi aggravata da una sorta di martellamento mediatico, mentre gli stati hanno speso centinaia di milioni di euro in vaccini.
Oggi l’evidenza scientifica ha dimostrato che l'influenza suina era in realtà un'epidemia di lieve entità, c'è chi ha gridato allo scandalo sanitario più; grande di tutti i tempi, mentre migliaia di vaccini giacciono tutt'oggi, per lo più inutilizzati, nei magazzini dei laboratori. E allora: l'allarme pandemia era davvero giustificato? Quanto può far guadagnare la paura? E soprattutto, le decisioni dell'OMS sono sempre prese sulla base delle migliori evidenze scientifiche o possono essere influenzate dagli interessi commerciali delle società farmaceutiche?
Per rispondere a questi interrogativi, Exit segue le tracce dei vaccini e raccoglie, tra l'Italia, Strasburgo, sede del Consiglio d'Europa e Parigi, le testimonianze di politici, esperti epidemiologi, ricercatori, farmacologi e personale sanitario. Per spiegare cos'è realmente accaduto in quei mesi e per quale ragione su tutto il caso influenza suina sia calato improvvisamente un silenzio avvolto dalla segretezza.

La puntata di Exit "Virus S.p.A." andata in onda Venerdì 30 Aprile è integralmente disponibile sul sito exit.la7.it

venerdì 16 aprile 2010

Negrita - Il libro in una mano, la bomba nell'altra

Irriverenti e sarcastici. Una nota non troppo positiva per la band: Appena uscito come singolo il brano è stato ritenuto ‘non idoneo’ da molte radio nazionali e dalla stessa MTV che, in passato, ha sempre seguito le uscite discografiche dei Negrita. Motivo? Il testo decisamente provocatorio e critico verso la Chiesa e chi governa. Censura?! A distanza di tempo diverse radio hanno incominciato a trasmettere il brano e anche MTV ha aperto le porte al video. Meno male!

martedì 13 aprile 2010

Rifiuti Zero - Costi Zero


Le Province di Novara e Verbania vogliono installare un INCENERITORE sul nostro territorio. Per questo motivo, e per sensibilizzare il territorio sul problema rifiuti, VENERDI' 9 APRILE ORE 20.30 presso la Parrocchia S. Antonio a Novara, si è tenuto un DIBATTITO PUBBLICO:

L’ALTERNATIVA ALL’INCENERITORE È
“RIDUZIONE, RICICLO TOTALE
DEI RIFIUTI e
TRATTAMENTO A FREDDO DEL RESIDUO”

L'argomento è stato trattato dal punto di vista degli imprenditori che fanno dei rifiuti una risorsa. Sono intervenuti :
Riciclo del rifiuto umido Francesco Perucca – Dir. Tecnico Koster S.r.l. di San Nazzaro Sesia (NO)
Riciclo delle materie plastiche Mauro Drappo – Amm. Delegato AMUT S.p.A. di Cameri (NO)
Trattamento a freddo del rifiuto residuo Carla Poli - Centro Riciclo di Vedelago (TV)

Proprio quest'ultima parla di Rifiuti Zero - Costi Zero con un reciclaggio dei materiali al 99%.



PROMOTORI:
Asssociazione Italiana Esposti Amianto (A.I.E.A.)
Burchvif (Borgolavezzaro - NO)
Comitato No Inceneritore (Casalvolone - NO)
Coordinamento Libere Associazioni Arona Novara VCO
Coordinamento Ambientalisti Rifiuti del Piemonte (C.A.R.P.)
Idee di Futuro (Novara)
Medicina Democratica (Novara)
Non Capisco Ma Mi Diverto (N.C.M.M.D. - Novara)
Pro Natura (NO)
Novaresi Attivi (Novara)
Unione Tutela Consumatori (Novara)